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PIENA è una presa di parola. È rabbia, desiderio, cura e rivolta. È una newsletter transfemminista che come un fiume in piena vuole traboccare oltre gli argini.
In PIENA troverai parole inquiete, voci che disturbano, esperienze che rompono l’ordine e rivendicano visibilità. Parleremo di diritti sessuali e riproduttivi sotto attacco, di aborto, di ecofemminismi queer, di maternità femminista, di malattie invisibili, di sex work, di fantascienza femminista e tanto altro. Questa newsletter è PIENA: di storie, di lotte, di sogni. Di tutto quello che non vogliono farci dire.
Aborto in Pillole è un progetto collettivo che crede nel potere dell’informazione accessibile, dell’azione condivisa e della narrazione per cambiare prospettive. AiP ha realizzato dieci video per offrire informazioni affidabili e inclusive, diffondere narrazioni positive sull’aborto farmacologico e sostenere sia chi sceglie questa pratica, sia chi accompagna o informa. Alla creazione e diffusione dei video hanno collaborato Obiezione Respinta, CNEF Napoli, Laiga, Mujeres Libres Bologna, La Consultoria Fam Torino, e alcune realtà internazionali come IPPF EN, Women on Web, Safe2Choose, How to Use Abortion Pill e Plan C (USA). I video, utilizzati in formazioni, incontri pubblici e momenti collettivi, sono strumenti preziosi per stimolare il dibattito e accrescere la conoscenza attorno al tema dell’aborto. Si possono trovare qui. Un altro progetto di AIP è il podcast Oltre i corpi, realizzato in collaborazione con Obiezione Respinta e Famiglie Arcobaleno, disponibile qui, che esplora i diritti sessuali e riproduttivi attraverso le voci di chi li difende ogni giorno.
“Ccà Nisciun’ è Fessa” è una rete transfemminista attiva a Napoli e provincia, impegnata nella difesa del diritto all’autodeterminazione e dei diritti sessuali e riproduttivi. Il gruppo offre accompagnamento fisico ed emotivo a chi decide di interrompere una gravidanza - con particolare attenzione a chi vive in aree marginalizzate e difficili da raggiungere - in un contesto territoriale in cui l’accesso all’aborto, pur garantito dalla legge, è fortemente ostacolato da una burocrazia opprimente, dalla violenza medica, dalla disinformazione istituzionale e da una grave carenza di servizi sanitari. Oltre all’aborto, la collettiva si occupa di prevenzione ed educazione alla salute sessuale e riproduttiva, promuovendo la riappropriazione del sapere e del potere sui propri corpi, in opposizione a una medicina patriarcale che esclude e silenzia. 'Ccà Nsciun' è Fessa denuncia e decostruisce la colpevolizzazione sistemica delle soggettività che scelgono e si impegna a combattere la solitudine e l'isolamento, sostenendo e organizzando gruppi di mutuo-aiuto come spazi di cura collettiva e resistenza quotidiana. In quest'ottica ha attivato uno sportello psicologico, dove professionist3 offrono ascolto, orientano ai servizi sul territorio e facilitano la creazione di gruppi di sostegno. La rete organizza momenti pubblici di sensibilizzazione e protesta attorno ai temi sopraccitati, partendo dalla convinzione che la depenalizzazione dell’aborto è un passo necessario per il pieno riconoscimento di un diritto che non deve dipendere da alcun tipo di concessione. La collettiva fa parte di una rete informale, nazionale e internazionale di gruppi che condividono pratiche, formazione e lotte.
Mujeres Libres è un collettivo transfemmminista antifascista e, dalla sua nascita nel 2008, si occupa principalmente di accesso alla salute sessuale e riproduttiva e di contrasto alle politiche antiscelta e fasciste che ostacolano l'autodeterminazione delle donne, delle persone trans e queer e delle soggettività dissidenti.
Il collettivo è attivo principalmente a Bologna ma crede fortemente nell'importanza di costruire reti che guardino fuori dal centro cittadino verso le periferie e oltre i confini regionali e nazionali: cospira con altre realtà per combattere per il mondo e l'aborto che vuole!
Da più di dieci anni Mujeres Libres redige una Guida all'Interruzione Volontaria di Gravidanza a Bologna, uno strumento pensato e realizzato non solo per tutte le persone che vogliono abortire ma anche per chi accompagna all'aborto, infatti troppo spesso le informazioni sono parziali o proprio scorrette, a volte difficili da reperire e questo crea un ulteriore ostacolo all'accesso all'IVG. Il collettivo lotta contro lo stigma che colpisce chi decide di abortire, per aumentare la consapevolezza sull'IVG e per abbattere ogni ostacolo, lo fa con iniziative divulgative, raccolte di dati e testimonianze come le campagne "Abortisco e non mi pento", "Abortion Roads" e la Mappatura dell'obiezione di coscienza in Emilia-Romagna.
Obiezione Respinta è un collettivo nato a Pisa nel 2016, a partire dalle esigenze concrete delle attiviste che avevano riscontrato difficoltà sia nel reperire la pillola del giorno dopo, sia nell’accedere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Inizialmente si è concentrata sulla creazione di una piattaforma nazionale che raccoglie e diffonde, attraverso le testimonianze di utenti, una mappatura di ospedali, consultori e farmacie. Negli anni ObRes si è mossa in diverse direzioni: da una parte ha lavorato per costruire un discorso pubblico differente sull’aborto (sui social media, a scuola, nelle università, nelle piazze); dall’altra ha praticato l’accompagnamento all’IVG. A partire da questo sostegno concreto – offerto sia online che in presenza – il collettivo garantisce supporto a chiunque ne abbia bisogno e, negli ultimi anni, ha posto crescente attenzione al tema dell’autogestione dell’aborto come pratica di autodeterminazione e giustizia riproduttiva.
Abbiamo deciso di iniziare questa newsletter focalizzandoci sull’aborto perchè è il tema che ci accomuna come collettive e perchè attorno a questa pratica nel corso degli ultimi anni abbiamo iniziato una riflessione condivisa.
Parlare di giustizia riproduttiva e sessuale significa parlare di autodeterminazione, di libertà radicale, di potere e controllo sui corpi, di chi può decidere e di chi viene esclusə dalle possibilità di scelta. Il diritto all’aborto rappresenta per noi una lente attraverso cui guardare il mondo e riconoscere le intersezioni tra oppressioni e violenze, bisogni e resistenze. È per noi un nodo politico che intreccia classe, razza, genere, abilità, accessibilità. È una lotta che riguarda tutt3: genitor3, persone trans e non binarie, lesbiche, bisessuali, asessuali, persone con disabilità, persone grasse, razzializzate, senza documenti, e sopravvissute a violenza.
Parlare di aborto significa parlare di chi decide di abortire e di chi invece si vede impossibilitatə a compiere questa scelta, di chi lo fa fuori dal sistema sanitario, di chi lo rivendica come atto di resistenza, di chi soffre per questa scelta e di chi invece, tant3, lo rivendica come atto di resistenza.
In Italia, l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è ancora ostacolato da limiti normativi, carenze nei servizi, obiezione di coscienza e una cultura che continua a ridurre le donne e le persone gestanti al loro ruolo riproduttivo - madri e “angeli del focolare”. La legge 194, pur non formalmente toccata, viene svuotata dall’interno da interventi che ridefiniscono lo statuto giuridico dell’embrione e del feto, minando concretamente il diritto all’aborto. Il risultato? Un sistema sanitario che lascia indietro chi vuole abortire, soprattutto fuori dai grandi centri, nel sud, nelle periferie.
Eppure, oggi esistono tecnologie mediche come la RU486 che permettono di affrontare un aborto in sicurezza, anche in autonomia, fino alla 12ª settimana, come raccomandato dall’OMS. L’aborto farmacologico è sicuro, efficace, e può essere gestito anche fuori dall’ospedale. Ma l’accesso resta frammentato e la criminalizzazione di chi interrompe una gravidanza al di fuori dei canali ufficiali continua a essere una realtà. Per questo, parlare di aborto autogestito non è solo una necessità: è una contromisura concreta, una forma di resistenza, una rivendicazione di autodeterminazione.
La battaglia per l’aborto è innanzitutto una lotta per l’autodeterminazione dei corpi. Per affermare che le persone gestanti hanno piena capacità di decidere autonomamente sul proprio corpo, la propria salute, le proprie scelte riproduttive, senza bisogno di interventi dall’alto, statali o morali. È una lotta contro lo stigma, contro la retorica colpevolizzante, contro la violenza di genere che ci vuole vittime e silenti.
Aborto è rivoluzione. È sorellanza, supporto, accompagnamento. È benessere sanitario e sociale per tutt3. È costruire nuovi immaginari di famiglia, di maternità e non maternità, di piacere e desiderio, contro la tradizione conservatrice e neofascista. È femminismo in pratica, in una genealogia transnazionale che riconosce le diversità dei corpi e combatte l’avanzata dei movimenti antiscelta.
Vogliamo la depenalizzazione dell'aborto, rifiutiamo con forza ogni forma di criminalizzazione verso chi interrompe una gravidanza in sicurezza, anche al di fuori dei canali ufficiali. Aggiornare e applicare concretamente le linee di indirizzo, potenziare consultori e telemedicina e ridefinire i termini del dibattito sono passi indispensabili per garantire il diritto all’autodeterminazione sessuale e riproduttiva.
È tempo di rompere il silenzio e costruire reti di solidarietà. Di sostenere chi sceglie di abortire, chi accompagna, chi lotta quotidianamente. Di immaginare e praticare un futuro in cui l’aborto non sia un privilegio, ma un diritto pienamente garantito.
Settembre è il mese in cui si celebra la Giornata internazionale per l’aborto sicuro. Nata in America Latina negli anni ‘90 ed estesa a livello globale nel 2011, questa giornata mira a sensibilizzare e promuovere globalmente la depenalizzazione dell’aborto e a rivendicare l’accesso all’aborto come componente essenziale della salute riproduttiva
Questa newsletter è anche per augurarvi un ottimo abortembre!
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Questa newsletter sarà PIENA di tutto quello che non vogliono farci dire. Di parole inquiete, voci che disturbano, esperienze che rompono l’ordine e rivendicano visibilità. Perché l’aborto è pieno: di corpi, di scelte, di possibilità.
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